Rifugio Tita Secchi

 
 
Storia del rifugio

Il rifugio è una struttura relativamente nuova, i lavori sono iniziati nel 1989 e l’attività di accoglienza è  iniziata nel 1992
La Società Escursionisti Bresciani “Ugolino Ugolini” ha ideato il rifugio mentre un sostanzioso contributo è stato offerto dalla famiglia Secchi Villa nella persona dell’Avvocato Adriano, in ricordo del sacrificio del fratello Tita, morto nel 1944.

Al  lago della Vacca, il rifugio visto come punto d’appoggio per le grandi scalate non è giustificato,  il rifugio è diventato prevalentemente punto di riferimento per escursioni e piccoli soggiorni di gruppetti e/o famiglie.
Ospiti che hanno necessità di confort diversi, di ambienti diversi dalla spartanità che si trovava, forzatamente, nei rifugi.
Certo non è pensabile che possa diventare un albergo... striderebbe e si snaturerebbe il rapporto con l’ambiente circostante. 
Le avversità atmosferiche determinate dalla quota e dalla posizione (raggiungibile solo per sentiero) della struttura, rendono ardua e molto onerosa qualunque attività  ma in particolare gli interventi strutturali.

Nel 2003 la passione per l’attività di rifugista del gestore e la convinzione della Società Ugolini di Brescia si sono rimesse in gioco per migliorare l’offerta del rifugio, in questo aiutati da un contributo della Regione Lombardia.
I lavori sono iniziati nel 2003 e in due step si sono conclusi nel 2007 .
Il rifugio è stato reso più funzionale ma soprattutto più accogliente: 
sono stati fatti lavori di isolamento e sostituiti tutti i serramenti,
 Il riscaldamento è stato migliorato dall’apporto di due stufe a pellet, una nella zona giorno una nella zona notte  
Il camerone è stato ridotto in camere da quattro, sei e dieci posti, creando così degli spazi di privacy che anche i più duri degli alpinisti apprezzano; 
La copertura del terrazzo (fonte di infiltrazioni)  ha consentito di creare un porticato soleggiato dove tutti si possono riparare, il terrazzo e diventato un ampio atrio con vetrate dove si possono appoggiare zaini o altre attrezzature, 
si è suddivisa la zona giorno al fine di riscaldare gradatamente il rifugio in base alla necessità.
Sono stati posizionati pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua  allo scopo di utilizzare le risorse energetiche rinnovabili.
La costruzione di un piccolo acquedotto ben riparato e l’isolamento delle condutture dell’acqua hanno ridotto notevolmente il rischio di gelate rendendo possibile l’apertura del rifugio anche in inverno
Al fine di adeguarsi alle normative si è provveduto a costruire la scala di emergenza ed ad aumentare la volumetria della cucina.
Nonostante tutti questi lavori, permangono ponti termici su cui bisognerà  ancora intervenire..... ma la storia dei rifugi è piena di queste esigenze
        Dove vi è un’opera, una struttura, è manifesta la volontà dell’uomo tesa a migliorare la propria e l’altrui condizione.
Maggiormente questo vale per il rifugio, una struttura che per la sua posizione è fonte di impegno mai suffragato da grossi ritorni economici ma, per chi vi ha messo il cuore, ricco di quella soddisfazione che riempie l’anima, data anche dalla possibilità di una esperienza di soggiorno e di vita a contatto con la montagna, sia essa  alta quota o  media montagna.
Laddove una struttura con queste difficoltà, è adeguata alle necessita, alle sfide dell’economia, è significato che qualcuno la ama in tutti i suoi aspetti
Tita Secchi:


Tita Secchi nacque a Bologna nel giugno del 1915, appassionato alpinista, abile sportivo era conosciuto per il suo carattere franco e sincero, per il suo coraggio e la sua generosità, ma nei tempi della sua gioventù erano qualità difficili da difendere, Dopo l’armistizio dell’otto settembre e il servizio di leva, in Tita crebbe forte il senso di insofferenza e di umiliazione di fronte alle ingiustizie che ogni giorno si moltiplicavano, alle vittime della rappresaglia fascista, decise di ripartire nuovamente per la montagna, dove organizzò un gruppo partigiano. Sempre in movimento, sempre primo nell'organizzare e nel tentare, sempre deciso a non dar tregua ai fasci-nazisti, trascinava tutti con il coraggio e l'ardire.
 Il 26 agosto del 1944 alla “Corna Blacca” fra i monti di Bagolino, venne catturato dai tedeschi, condotto a Bovegno subì un pesante interrogatorio e fu trasferito nel carcere di Brescia, insieme ai compagni partigiani catturati durante il rastrellamento.
Gli fecero sapere che la sua vita poteva essere riscattata versando al comando tedesco due milioni in oro, la sua famiglia aveva sufficiente denaro per trattare la sua liberazione. Il giovane chiese però che venissero liberati anche gli altri compagni: - o tutti o nessuno -. I tedeschi rifiutarono e Tita decise di condividere la sorte con i compagni.  Senza processo il tribunale tedesco lo condannò a morte. Il 16 settembre venne fucilato con altri cinque compagni, i loro corpi sepolti in una fossa comune. 

A nome di Tita Secchi sono intitolati una capanna a Cima Caldoline vicino al Passo del Maniva e un rifugio al lago della Vacca (m. 2367 ) , uno dei sentieri della resistenza nel gruppo dell’Adamello.
Il Lago della Vacca


Il lago della Vacca è di origine glaciale ed è stato trasformato in bacino di raccolta, nei primi anni del novecento;  è ora  un bacino lacustre artificiale situato a 2358 m s.l.m. nell'alta valle del Caffaro, in provincia di Brescia, ai piedi della parete ovest del Cornone di Blumone, in Lombardia.  L’ inizio attività è del 1927 fa parte di un impianto che comprende ben 4 centrali idroelettriche per una produzione totale di circa 45 MW (produzione della centrale al Gaver di 3,2 MW)
Deve il nome a una curiosa formazione rocciosa situata nelle vicinanze, al Passo della Vacca (2355 m), la cui forma ricorda quella di un grosso bovino  soprattutto se vista da lontano. Di dimensioni ristrette (25,6 ha), si colloca in una conca all'estremità meridionale del massiccio montuoso dell' Adamello, circondata da vette che superano i 2500 metri di quota. Il lago non ha veri e propri immissari: trae alimentazione dalle precipitazioni estive che cadono nel modesto bacino imbrifero  (156 ha) e dallo scioglimento progressivo della coltre nevosa che copre nel periodo invernale i pendii delle montagne circostanti, nel periodo tra aprile  e giugno. L'unico emissario, a valle dello sbarramento, è il Rio Laione (o Lajone), affluente del Caffaro.
Il volume medio di acqua contenuta nell'invaso è di 2,4 milioni di metri cubi.
Lo sbarramento del lago della Vacca è un manufatto in calcestruzzo del tipo conosciuto come diga a gravità, di 5600 m² di volume, 17,5 m di altezza massima e 87 m di sviluppo al coronamento superiore. Fu completata nel 1927 , pochi anni dopo il disastro del Gleno che pose un interrogativo sull'affidabilità della tecnica all'epoca utilizzata nella costruzione degli sbarramenti idroelettrici.
L'utilizzo principale dell'invaso è la produzione di energia elettrica esso alimenta, infatti, la sottostante centrale idroelettrica  del Gaver, gestita dalla società Edison.
Presso la sponda sud-orientale del bacino è situato il rifugio alpino  Tita Secchi, di proprietà della società Ugolini di Brescia e gestito dalla guida Gino Baccanelli è aperto al pubblico nei mesi estivi (le chiavi del locale invernale, quando chiuso, sono custodite dai guardiani della diga).http://it.wikipedia.org/wiki/M_s.l.m.http://it.wikipedia.org/wiki/Caffaro_%28fiume%29http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Bresciahttp://it.wikipedia.org/wiki/Cornone_di_Blumonehttp://it.wikipedia.org/wiki/Lombardiahttp://it.wikipedia.org/wiki/Ettarohttp://it.wikipedia.org/wiki/Rifugioshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1shapeimage_4_link_2shapeimage_4_link_3shapeimage_4_link_4shapeimage_4_link_5shapeimage_4_link_6